Quest’estate mi sono messa in testa di fare la marmellata, anzi la confettura, di pesche e limone. Fuori c’erano 40 gradi veri, percepiti 56, e la mia casa-cucina, sempre fresca, non ce l’ha fatta, ha mollato il colpo lasciandomi a soffrire tutta sola nella calura della città.

E’ stata una bella sfida, un momento di confronto tra me e me, soffrendo si diventa grandi e consapevoli. Ora, infatti, sono consapevole del fatto che il caldo può uccidere.

Ingredienti per un chilo di marmellata di pesche e limoni

1 Kg di pesche biologiche (pesate già pulite e pelate)
1 mela golden
1 limone biologico
400 g di zucchero semolato
400 g di zucchero di canna
750 g di acqua

Non posso dire che sia stato rilassante, ma bello sì. E interessante.

Partiamo dalle pesche, che vanno lavate con grandissima cura. Questo “grandissima” ha instillato in voi un’irrazionale paura del botulino? Bene, era il mio obiettivo. Scherzone, con il giusto equilibrio tra zucchero e frutta non corriamo nessun rischio, ma l’igiene è fondamentale. Faccio così col dito (ammonitore).

Ho lavato il lavandino con una cura mai messa in questo tipo di operazione, perché sentivo la responsabilità di creare qualcosa che sarebbe potuto diventare un regalo per qualcuno. Ho lavato i vasetti con tanta attenzione e poi li ho fatti bollire in acqua bollente, insieme ai tappi.

In una pentola di acciaio ho versato l’acqua e gli zuccheri e ho fatto bollire il tutto per 8 minuti. Ho fatto a pezzetti le pesche, non troppo piccole, ma sottili e ho iniziato la preparazione della confettura vera e propria. A partire dall’aggiunta della frutta, ho messo lo spargifiamma sotto la pentola. Ho versato la frutta nella pentola e ho fatto bollire per altri 20 minuti, mescolando di tanto in tanto. Infine ho aggiunto il succo di un limone e ho fatto bollire per altri 45 minuti, fino ad una consistenza che ho valutato ad occhio, un pelo più liquida della consistenza ideale della marmellata quando è fredda e nel vasetto.

Lo capisco, “un pelo” non è un’unità di misura, allora mi gioco la carta del q.b., più professionale.

Ho messo la marmellata nei vasetti e ho effettuato tutte le operazioni per creare il vuoto: chiusura attenta, bollitura in acqua e una notte capovolti sul pavimento, la superficie più fresca di casa.

Beh, ma ora vogliamo parlare della cosa che conta davvero, le etichette della marmellata?

Ho invocato le muse e mi sono impegnata tanto, anche se il risultato non è dei migliori. Ho preso della carta adesiva rossa, che avevo non so più perché, l’ho attaccata su del cartoncino di recupero e l’ho ritagliata a forma di “tag”.

E tac! Soddisfazione in piccoli barattoli di vetro.

Sono passati due mesi e finalmente ho assaggiato la marmellata: :) buona!