Pendolarismo e vita

Per una settimana, poco prima delle Feste, sono tornata alle gioie del pendolarismo che avevo già provato alcuni anni fa, ma gli anni e l’esperienza mi hanno temprata così la settimana non è stata tanto male, a parte il raffreddore che mi sono beccata probabilmente perché troppo vestita. Ah, dite che due paia di calze di lana sono troppe?

Ma errori fashion a parte, sul lato cibo ero davvero pronta.

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Si fa presto a dire pronta se si vive con un piccolo aiutante di Babbo Natale. Grazie al mio fidanzato, la persona più generosa e burbera che io conosca (cioè, sul lato burbero ce la giochiamo) ho potuto disporre di un pentolone di zuppa di ceci e di una teglia di pizza fatti in casa proprio con le sue preziose manine.

Quando mangio fuori casa sento di più il bisogno di mangiare bene e così mi sembra tutto più leggero. Perché io accuso: accuso il pendolarismo come ogni essere senziente ma anche lo stare in ufficio, come molti ma non tutti.

E così sulla strada del ritorno ho bisogno di piccole ricompense: quella della settimana appena trascorsa è stata il pesce del Mercato di Mezzo, 15 € spesi benissimo per una porzione di insalata di polipo e una di seppioline con i carciofi, entrambi molto buoni ed entrambi assai abbondanti, così il giorno dopo ho fatto il bis!

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Ora sono in arrivo novità, forse un 2015 di maggior pendolarismo e, si spera, di altrettanta vita. E di ricompense, e di riposo anche.

Siamo alle solite, casco sempre nei buoni propositi per il nuovo anno.. Eh vabé, allora buoni propositi a pioggia per tutti e che almeno qualcuno vada a buon fine!

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Al Festival del cibo di strada di Cesena

Un’improvvisa domenica libera e un piccolo sogno diventa realtà: andare al Festival del cibo di strada di Cesena, sì! Quest’anno l’ottava edizione di un evento che attira ormai genti da ogni dove, pronte per assaggiare questo, quello e anche codesto già che ci siamo. Completamente sprovveduta come chi riceve una giornata di ferie imprevista e attesa, riesco però a centrare un buon orario di arrivo, poco prima del mezzogiorno della domenica. La piazza è piena, di stand e di persone, il sole scalda senza infastidire.
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Dopo avere cambiato l’equivalente di un’azione di Apple in buoni, affronto la prima fila: Focacceria San Francesco di Palermo, panino con la milza, mai assaggiato prima, me colpevole, me poverina. In realtà non faccio io la fila, ci sono i miei accompagnatori, io mi dedico alle bevande, vino Sangiovese e acqua, idratiamoci e non perdiamo il ritmo. I miei prodi riemergono dalla fila con il panino con la milza: milza, caciocavallo, limone. Per chi non lo avesse mai assaggiato, il panino ha una carne che sa un po’ di porchetta e un po’ di fegato (due cose terribiliiiiii non è vero?!) e, lo esplicito, è quindi buono, buonissimo! L’ho fotografato? No, era troppo buono, però lo facevano così:

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Successivamente è il turno del cibo marocchino. O meglio è il turno dello stand davanti al quale affermo risoluta “Marocco.” e qualcosa dovevo avere già capito, chiamiamola premonizione. Avevo ragione? Sì! Ho fatto una foto al gustoso piatto di cous cous con carne, verdure e legumi più uvette che ho divorato? Ovviamente no. Era buonissimo, speziato e con un fondo dolce che lo rendeva davvero appetitoso.

Dalle mie parti si e’ mangiato anche il mitico arrosticino d’Abruzzo: assaggiato, sfizioso e morbido.

Devo confessare che anche i piatti romeni avevano un aspetto molto invitante, ma dopo le due carni e l’assaggio della terza era ora di cambiare.. Ecco, non con un sorbetto o un delizioso caffè, no, ma con un cono di fritto misto napoletano. Incandescente, ha portato nella mia vita nordica il crocche’ di patate e riacceso la passione tra me e gli arancini di riso con ragù e la mozzarella in carrozza, per la quale siamo quasi venuti alle mani tra compagni di Festival.

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La gente aumentava, la temperatura aumentava, era ora dell’ultimo sacrificio della fila, Antica Focacceria San Francesco, ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più? E invece. Il cannolo siciliano, come un totem, era circondato di persone in attesa, anche un po’ nervosette lo devo dire, ma l’aspettativa di un dolce così ha reso la fila leggera come la ricotta. Grandicello e molto dolce, l’ho letteralmente divorato, insieme al meritato caffè.
Qui mentre lo preparavano…

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Forse vi sembrerà che la mia cumpa abbia mangiato poco, ma i piatti erano piuttosto abbondanti. L’alternativa di piatti più piccoli sarebbe stata bella ma impraticabile a causa delle lunghe file.

Bella esperienza, ma non ero abbastanza attrezzata, cosa porterò all’edizione 2015 del Festival del cibo di strada:

  • una borsa più leggera
  • una tasca tipo quelle da Ombra Longa per il bicchiere
  • un antiestetico ma utile marsupio per i buoni
  • un umettatore per dita, per contare bene i buoni
  • tupperware a profusione in modo da portare a casa quello che non si è riusciti a mangiare
  • un tavolino con sedie da campeggio

Al prossimo anno!

Queoaka a Bologna, pausa pranzo fashion

L’altro giorno mi sono concessa una pausa pranzo un po’ design, un po’ radical chic: mi sono fermata nel nuovo punto vendita di queoaka (imparerò mai a scriverlo senza sbirciare sul sito?) in via S. Felice a Bologna perché avevo voglia di mangiare qualcosa di caldo e sano.

Sono entrata, temendo che questo food pret a porter fosse fashion anche nel prezzo, ma sentivo “la chiamata” e non ho saputo resistere. Mi sono messa a passare in rassegna i deliziosi pacchetti con il cibo da asporto. La gentile ragazza del negozio mi ha aiutata a scegliere e ho preso una zuppa fresca Cecilia, crema di ceci con pesto leggero e pomodorini canditi.

Passando in rassegna i prezzi, mi sono tirata indietro sull’acquisto di un panino – tramezzino di accompagnamento, a malincuore. Per la zuppa ho speso 4.80 € e ho molto apprezzato che il cucchiaio di plastica fosse a pagamento (+o.20 €), usa-e-getta addio!

Ma girato l’angolo, mi sono fermata in un baretto e ho preso anche un tramezzino… sono stata infedele!

Arrivata in ufficio ho scaldato la mia zuppa e devo dire che era gustosa e soddisfacente: non sono neanche riuscita a finire il tramezzino!

Ora ho visitato il sito di questa piccola catena e l’ho trovato carino e sincero: l’immagine scelta per i punti vendita e la grafica del sito sono delicati e restano assolutamente in mente, perché sanno distinguersi da tutti gli altri in circolazione. I prezzi sono bene in evidenza: non sono popolari, ma ogni tanto si può fare…soprattutto se in gioco c’è una buona zuppa che può scaldare una giornata fredda: non la trovi ovunque.

Il potere taumaturgico della schiscetta

Sì, evidentemente sono un tipo a cui piace mangiare fuori. Ma mi piace ancora di piu’ mangiare a casa. E se non si puo’ mangiare a casa, mi porto un pezzetto di casa fuori. Bento box, tupperware, scatolotti (ma MAI usa e getta!), l’importate e’ mangiare cose piu’ o meno sane e piu’ o meno buone. Ma mi fa sentire bene e me ne sono resa conto l’altro giorno, dopo tante volte in cui mi sono ritrovata a peregrinare in giro perche’ non avevo voglia del solito panino, e invece poi inciampavo regolarmente nel solito drammatico pezzo di focaccia. Per un periodo ho perso la sana abitudine della schiscetta e ne sono pentita. Il cibo sa confortare, se l’hai cucinato con amore o qualcuno l’ha preparato per te. Questa pippa infinita per dire che a volte, se sei giu’, una zuppa o un panino con gli avanzi del giorno prima possono farti vedere le cose da una diversa prospettiva, piu’ relativa per lo meno.

Mangiare un panino onto e senza significato davanti al pc e’ triste, solo triste.