A cena con Cantina della Birra da BolognaFood

E’ già passata più di una settimana dalla #socialdinnerandbeer organizzata da Cantina della Birra e ospitata a casa BolognaFood, ma il ricordo è ancora con me… e anche le skills acquisite: adesso annuso la birra prima di berla!

Andiamo con ordine…

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Cantina della Birra è un beer shop on-line e “fisico”, presente a Riccione.

Qualche giorno fa ho partecipato a una fantastica cena, ideata dalla Chef Diletta Poggiali, nella quale Cantina della Birra ha proposto abbinamenti con birre e un sacco di approfondimenti grazie alle spiegazioni dettagliate (e appassionate) di Lorenzo Esse.

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Quando ho ricevuto l’invito ho confessato la mia profonda ignoranza sul tema birra ma anche la curiosità verso questo universo. Devo dire che sviluppare la voglia di saperne di più, se guidati bene come è successo alla social dinner, è inevitabile!

Per capirci, io sono (ero?) una vera capra della birra, non osavo mai, ero una non-bionda da bionda semplice.

Gli abbinamenti giusti e le indicazioni per sapere cosa cercare nella birra che si stava per bere sono stati utilissimi… senza parlare del piacere di gustare piatti e birre così buoni.

Visto il caldo di quei giorni e il grado alcolico a salire delle birre degustate, ho apprezzato ancora di più la scelta dei piatti, che oltre ad essere estremamente gustosi, erano freddi o al massimo tiepidi!

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L’antipasto: Tatatki di mortadella e pistacchi, canestrini di cetriolo e stracciatella, bonbon di polenta taragna e crema di avocado, abbianto con Morimoto Soba Ale.

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Il primo: Fusilli giganti con variazione di zucchine (pesto e fiori) su crema di ricotta e alici, abbinato a Tripping Flowers (in birra e musica).

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Il secondo: Polpette glassate ai frutti tropicali con insalatina fiorita, abbinato a Zona Cesarini.

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Il dolce: Crema di ricotta con cioccolato e ciliegie alla birra, abbinato a Liefmans Cuvée Brut.

Ho gustato molto le birre e gli abbinamenti del salato, forse la mia coppia preferita è stata la più inaspettata per me, il bionomio tropicale polpettine – Zona Cesarini. Sono stupita perché prima di questa esperienza se riscontravo una nota banana / ananas / queifruttilì nella birra saltavo sulla sedia, ho capito che l’abbinamento è tutto. Mi sono forse evoluta in una sera?!

Al contrario, dimostrando tutti i miei limiti in questo campo, mi sono sentita davvero in difetto per non avere capito l’ultima birra, abbinata al dolce, una birra alla ciliegia. Ma il mio è un grado “principianti base base” (in piscina prima di questo gruppo ci sono solo i “terrorizzati”, non so se avete presente), sono comunque contenta di essermi buttata.

Grazie ancora a Cantina della Birra e a BolognaFood per l’invito, complimenti e colibrì alla Chef Diletta Poggiali e a Lorenzo Esse!

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Il significato di un weekend fuori, magari nelle Langhe. Ma anche no, anche a casa.

Perché si decide di passare un weekend fuori casa, magari nelle Langhe? Mettiamo un attimo da parte panorami mozzafiato, piatti mozzafiato e vini… eh.

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Si decide di andare a trascorrere un fine settimana fuori casa perché si ha voglia di vedere luoghi sconosciuti, rilassarsi prendendo le distanze dalle vecchie abitudini per 48 ore e magari avvicinarsi alle persone con le quali si è andati via.

Ma per citare un Morgan ormai d’antan, sarà stato X-Factor 1: “Perché dovremmo andare in vacanza? Uno va in vacanza se si trova male dove vive.” Effettivamente, spiace ammetterlo, c’è del vero in questo commento radical.

Sono partita con l’obiettivo di ritrovare in me un sopito desiderio di fuga, sono tornata con la convinzione di essere riuscita nel tempo a sviluppare naturalmente una sensazione di benessere anche se me ne sto a casa mia, circondata da quello che la vita ha da offrire (ultimamente una bella dose di tramvate). Specifico “naturalmente” cioè senza additivi, perché sì, i vini piemontesi sono eccezionali, ma non si pensi che io sia ancora alticcia.

E’ l’ispirazione data da passeggiate pre-colazione così:
wpid-img_20141011_100152.jpgwpid-img_20141020_180849.jpgC’avete solo la nebbia? A parte che non è vero, non è bellissima la nebbia?

La solitudine dei luoghi, la camera singola, mi hanno fatto riflettere davvero, sull’incapacità di staccare da certe questioni, che sono solo il sintomo dell’incapacità di staccare da sé stessi. E sulla conseguente capacità straordinaria di farsi un po’ male, un po’ alla volta, e di rinunciare ad un pezzo di salute.

Ognuno può trovare il proprio interruttore accendi-spegni tensione. Per trovarlo, “spararsi dei weekend” non serve proprio a un bel niente, anzi se quotidianamente siamo il tipo di persona che fatica ad avere solo un po’ di pace fittizia, un weekend pieno di delizie può solo peggiorare la situazione secondo me, facendo sentire il ritorno alla normalità troppo vicino e troppo doloroso.

[La finiamo con queste metafore? Quando si mangia?]

Ancora un attimo: un sintomo del fatto che si sta bene, che non si sta fuggendo? Avere voglia di tornare a casa e di andare all’IKEA… no, solo il primo!

Ecco qui una parzialissima carrelata di cibi, luoghi e bevande deliziosi che sicuramente hanno favorito queste riflessioni:

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Battuta al coltello con Parmigiano Reggiano

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Barbera e Armonico dell’Eno Agriturismo Gallina Giacinto, fermatevi qui e non fermatevi solo al vino

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Gnocchi di patate con crema di Raschera e tartufo nero dell’Osteria Boccondivino di Bra

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Scelte azzeccate: l’Enoteca Provinciale del Barbaresco si trova in una chiesa

Un caro saluto dal meditativo fantasma delle Langhewpid-img_20141012_165353.jpg

Io bevo da sola

Liz Lemon – Don’t be afraid or ashamed to drink by yourself, it’s good for your heart! [click sull’immagine per leggere il decalogo]

Anni e anni senza problemi con le discriminazioni di genere, neanche sul lavoro, e poi mi perdo in un bicchiere di vino, o di birra. Non un superalcolico, altrimenti sai che storie..

Nella mia trentennale esperienza (esperienza di vita, con l’alcol moooolto meno), ho capito che se una donna beve in compagnia, ormai la cosa è accettata, nessuno fa una piega.

Questo è quello che avrei voluto scrivere, ma le cose non stanno proprio così.

Questo è ciò che accade in città, cari miei! Al paesello d’origine ancora vengo additata come quella un po’ maschile, dal punto di vista etilico.

Sapete cosa mi è successo varie volte?
io: Vorrei un bicchiere di vino rosso, che cosa proponete?
cameriere: Faccio io?
io: …

A volte mi prendo ancora sul grugno un “ah bevi?” o “questa beve” perché all’aperitivo paesano non prendo un crodino.

Pian piano però l'”innovazione” della donna che beve in compagnia sta arrivando anche nelle lande più depresse della Pianura Padana, ma non posso dire lo stesso dell’immagine della donna che beve da sola.

La donna beve da sola e crea un piccolo terremoto sociale, in campagna ed in città.

E’ chiaro che sto parlando di una donna che beve da sola un mezzo bicchiere di vino, non di quella che nasconde la bottiglia di vodka nel trolley sulla cima dell’armadio e se la scola appena il marito va in ufficio.

La donna che sono io a volte beve un bicchiere di vino a pasto, anche se è da sola a casa. Se la sera prima è avanzata un po’ di birra, a pranzo la ri-stappo prima che svanisca, oppure formulo un aperitivo con un cracker e un carciofino, non mi sembra un delitto.

Eppure basta raccontarlo e…

Mia mamma: ah bevi da sola?
Lo zio: eh eh si alza il gomito…
Il mio fidanzato: sei una svuotabottiglie. [E’ incredibile che proprio lui, la mia dolce metà, l’uomo privo di pregiudizi sulle donne, il casalingo, colui che cucina più di me, senza il quale la casa sembrerebbe uno di quei vicoli del Bronx con l’uomo sdentato con il carrello del supermercato, mi faccia notare questa cosa!]

Donne che bevono da sole, facciamo valere i nostri diritti! La situazione è drammatica, ma tutte insieme possiamo fare qualcosa. Parliamone, non nascondiamoci più!