Quelle che in pausa pranzo mangiano lo yogurt

Come fanno quelle che in ufficio mangiano uno yogurt a pranzo? Una mozzarella? Un gelato? Proprio non lo so. Ma so che sono cattive.

Non sentitevi chiamate in causa se vi è capitato di essere così impegnate da non riuscire a pranzare, questo non vi fa entrare nella schiera delle donne cattive perché mangiare poco o per niente non era una vostra scelta, è successo a tutti. Faccio outing: una volta in ufficio ero così presa che non ho mangiato una delle mie cose preferite, la rosetta con mortadella e scquacquerone che generosamente una collega mi aveva comprato. In altre occasioni ho saltato il pranzo, un po’ per le troppe cose da fare, un po’ perché lo stress mi aveva fatto chiudere lo stomaco. E’ successo, ma sono episodi, rarità senza volontà.

Questa sono io, immortalata mentre lavoro… con merendina

No, parlo di quelle che deliberatamente, per scelta e anche quando hanno tempo a pranzo in ufficio mangiano due fogliette di insalata pre-lavata, una MEZZA mozzarella LIGHT (ho visto anche questo, esiste la mozzarella light) e, specifico, SENZA PANE. Ho visto queste insalatine miserrime condite con l’olio del tonno in scatola pergiunta, con la scatoletta passata tra colleghe. Tra colleghe cattive avviene lo scambio di condimenti di dubbio gusto.

Di colleghe così ne ho conosciute alcune e il diavolo era in loro, letteralmente.

 

Sempre per evitare di essere fraintesa, vorrei dire che non me la sto prendendo con donne particolarmente magre, per invidia o altre inconfessabili ragioni. Questo comportamento è diffuso a donne di tutte le forme, è l’anima nera la cosa che hanno in comune, non il punto vita!

In base alla mia esperienza ho notato infatti che le suddette sono mediamente più cattive: più nervose, irascibili e pronte ad accoltellarti alla schiena con un articolo di cancelleria qualsiasi, sono quelle colleghe che smettono di parlare quando entri nel loro ufficio.

Avete delle colleghe così anche voi, ora provate a pensare a cosa mangiano a pranzo. Ecco! Sorprendente eh?

Forse mangiare poco, nell’errata convinzione che stare sedute a una scrivania non consumi energia, porta a prosciugare selettivamente dapprima la bontà e l’empatia, lasciando in loro solo il risentimento e la competitività, per qualche meccanismo metabolico ancora sconosciuto, ma percepibile.

Noi che a pranzo sentiamo il bisogno di carboidrati.
Noi che il caffé dopo pranzo non è un piacere, ma un necessario antidoto salvavita.
Noi che almeno una volta abbiamo provato a pranzare con un gelato e abbiamo fallito, ritrovandoci in panificio alle 14.40.
Noi che comunque quel gelato era da 5 €, preventivamente.
Noi che avevamo anche fatto merenda a metà mattina.

 

Noi, proprio noi, chiediamo che le abitudini alimentari a pranzo siano messe nel CV, alla voce “Predisposizione al lavoro di gruppo”.

Perché non dobbiamo bruciare l’olio, mai!

Amata oliera

Amata oliera

Prendo spunto, come sempre, da un episodio di vita vissuta per approfondire un tema molto importante per tutti noi…

No, vabè, diciamola tutta, questo è un appello: mi appello al vicino di casa del piano di sotto, che tutte le sere prepara la cena e fa salire una terribile puzza di olio bruciato al piano di sopra, incidentalmente casa mia.

Bruciare l’olio fa più male a te che a me, caro vicino!

Quando prepariamo la cena in padella, dall’uovo all’occhio di bue alla scaloppina, dalla verdura mista saltata alla base per il sugo, generalmente mettiamo dell’olio nella pentola e lo scaldiamo, a volte troppo.

Quali sono le conseguenze dell’ingestione di olio bruciato?

Ho cercato di documentarmi perché come molti so che non bisogna bruciare l’olio, “fa male”, ma non sapevo esattamente perché.

Ora lo so: scaldare troppo l’olio, anche non durante una frittura come generalmente la intendiamo, cioè non a immersione, si produce una sostanza che si chiama acroleina, “tossica per il fegato e irritante per la mucosa gastrica” [via Wikipedia].

Su questo sito si trova un approfondimento a mio parere molto chiaro sulla questione acroleina. Non si scherza più.

Dispiace molto sapere che tante persone fanno delle cose così palesemente dannose per il proprio corpo, e soprattutto così spesso, come ho potuto sentire nel confronto con il vicinato.

Caro vicino, spero tanto ti venga voglia di cercare on-line un approfondimento sulla cottura con olio, sono qui per te! Magari scrivo un bigliettino di spam e te lo lascio nella buca delle lettere…?!

Gastroperversioni di una formidabile golosa

Una meritatissima torta di mele

Una meritatissima torta di mele

Oggi, una giornata piacevolmente lavorativa, ho deciso di elencare le mie passioni gastronomiche, ciò a cui proprio non riesco a resistere. Non so perché lo faccio, forse per capire fin dove arriva la mia golosità… credo molto lontano, visto che rileggendo la lista ho iniziato a salivare.

Ecco la lista mai definitiva delle cose alle quali non potrò mai rinunciare:

  • carciofi grigliati sott’olio con qualche erbetta aromatica;
  • i crackers Doriano, quando accompagnano i suddetti carciofini;
  • il caffé Hue Hue supremo, macchiato caldo;
  • QUALSIASI dolce da forno (diciamo pure qualsiasi prodotto da forno);
  • la pizza VERA e la pizza fatta in casa, ma solo nella MIA casa;

(inizio a usare il caps lock, fondamentalista me)

  • i broccoli, i cavoli e le cime di rapa;
  • le orecchiette con cime di rapa;
  • la zuppa di ceci;
  • l’hamburger fatto in casa, con la rosetta, l’insalata, la cipolla e una fetta di mozzarella;
  • la mortadella e il prosciutto crudo San Daniele;
  • [combo] la rosetta con mortadella e squacquerone, scaldata o meno non importa;
  • il parmigiano reggiano a pezzetti, giusto per perdere il conto di quanto ne ho mangiato;
  • le torte di mele, irresistibili in qualsiasi versione e forma.

Per farmi passare la fame che mi è venuta stilando la lista, elenco anche le cose commestibili che invece non sopporto. Sono una formidabile golosa, si capisce dalla brevità della lista numero 2:

  • tutto ciò che sa di anice, ovvero l’anice, i finocchi cotti, il pane con i semi di finocchio o la finocchiella, la liquirizia forte;
  • le cose colorate: ho usato anch’io un colore alimentare una volta, ho scelto il giallo che mi sembrava più naturale (genio.) ma ne sono pentita e comunque faccio una certa fatica ad assaggiare cose con colori non naturali, anche se sono molto belle. Inoltre sono convinta di sentire il sapore dei colori alimentari (povera me) perciò sostengo che le cose colorate artificialmente non mi piacciano, sanno anche un po’ di anice…vabè, avete capito.
  • basta.

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