TV dinner, cena teledipendente

Sarà che mi sono rivista in un paio di mesi l’intera epopea (7 serie) di Una mamma per amicaGilmore Girls e ormai confondo la mia città con Stars Hollow e sono certa che la voce della mia vicina di casa assomigli terribilmente a quella di Babette, ma ho sviluppato una strana visione della cultura americana dei telefilm e ho imparato varie cose: che si sale sul letto con le scarpe, che 736524265 sillabe al minuto possono essere poche per spiegare un concetto e che mangiare davanti alla tv è una cosa terribilmente seria.

Gilmore Girls TV dinner

Le protagoniste del telefilm si nutrono solo di junk food, cibo spazzatura dei fast-food e dei locali della cittadina nella quale vivono oppure cibi pronti. Spesso e volentieri consumano le loro cene davanti alla TV, guardando vecchi film.

Ho scoperto che i classici cibi pronti della TV americana si chiamano per l’appunto TV dinner: sono quei vassoietti con i vari scomparti per le diverse pietanze, che si scaldano nel microonde e si mangiano guardando i programmi.

TV dinner WikimediaI TV dinner sono nati negli anni ’50 e in circolazione ce ne sono di tutti i tipi, da quelli per bambini ai piattoni da veri uomini: alcuni sono davvero angoscianti.

La loro caratteristica principale è l’accostamento di pietanze giudicate inabbinabili da persone in grado di intendere e di volere.

Li contraddistingue anche l’aspetto poco attraente e un apporto calorico che non vi lascerebbe una grande aspettativa di vita (mamma e figlia Gilmore sarebbero morte più o meno a metà della seconda serie, nel mondo reale).

Ecco perché, per combattere il TV dinner confezionato e triste, ho deciso di produrre un TV dinner home-made.

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Seupa a la Valpellinentze, per me zuppa di Vetan

Qualche giorno fa abbiamo tenta di riprodurre a casa la zuppa assaggiata in Val d’Aosta quest’estate, la seupa a la valpellinentze che per me resterà nella storia come la zuppa di Vetan.

Il risultato è stato molto soddisfacente, mi ha ricordato QUELLA santa zuppa. Poi ho guardato fuori dalla finestra e il panorama qui è un po’ diverso, ma ci stiamo lavorando.

La zuppa non è brodosa, è uno “sformato” al forno.

Ingredienti per 6 persone (o per due, a più riprese…visto che riscaldata è una delizia) per la mia personalissima variante:

1 piccola verza
mezza forma di pane di segale
2 l di brodo di carne
3 hg di fontina poco stagionata
50 gr lardo d’Arnad
burro
noce moscata

cannella

Prima di tutto bisogna fare il brodo e avere quindi un po’ di pazienza, ma è il suo bello. Cannella e noce moscata servono ad aromatizzare il brodo. Poi la magia si svolge velocemente.

Bisogna lavare la verza e tagliarla a listarelle medie, farla appassire in un tegame col lardo d’Arnad tritato finemente, magari con l’aiuto di un mixer, e un mestolo di brodo.

Nel frattempo si può affettare il pane, disporne un primo strato in una teglia piuttosto alta e ben imburrata e bagnare il tutto con altro brodo. Subito dopo, si deve mettere nella teglia metà della verza cotta, disporre metà della fontina e ripetere l’operazione pane + brodo + verza + fontina. Al termine dell’operazione lo strato superficiale dovrà appena affiorare dal brodo.

A questo punto la seupa è da infornare a 180° fino a quando il brodo non sia quasi completamente evaporato. Per evitare che lo strato superficiale si secchi troppo o bruci potete aggiungere qualche fiocco di burro e, eventualmente, coprire la teglia con carta stagnola, praticandovi qualche piccolo taglio per far fuoriuscire il vapore.

Elevazione suprema della verza