Ritorno a Bologna e seconda colazione al Naama Cafè

Cosa faccio, lo scrivo o non lo scrivo? Sono indecisa, perché non vorrei che si spargesse troppo la voce e poi vi trovassi tutti lì, al Naama Café di via Oberdan a Bologna.

Naama Café Bologna

Ma no dai, lo scrivo, non voglio sopravvalutarmi troppo.

Ci sono vari posti dove potete bere un buon caffé, gustare un ottimo dolcino e tirare il fiato, perché troppo spesso è proprio questo quello che manca di più. Uno dei piacevoli luoghi del centro di Bologna dove farlo è secondo me questo locale gestito con molta cura e gentilezza.

Per ora ho assaggiato diversi dolci, tutti molto buoni: torta al limone, tortino lamponi e cocco, raviole, torta pere e cioccolato.

Cosa vorrei assaggiare ancora? Tutti gli altri dolci, la frutta secca e il salato, compreso l’hummus visto su Instagram!

Ritornare a Bologna così ha reso il ritorno a casa ancora più bello.

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Pendolarismo e vita

Per una settimana, poco prima delle Feste, sono tornata alle gioie del pendolarismo che avevo già provato alcuni anni fa, ma gli anni e l’esperienza mi hanno temprata così la settimana non è stata tanto male, a parte il raffreddore che mi sono beccata probabilmente perché troppo vestita. Ah, dite che due paia di calze di lana sono troppe?

Ma errori fashion a parte, sul lato cibo ero davvero pronta.

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Si fa presto a dire pronta se si vive con un piccolo aiutante di Babbo Natale. Grazie al mio fidanzato, la persona più generosa e burbera che io conosca (cioè, sul lato burbero ce la giochiamo) ho potuto disporre di un pentolone di zuppa di ceci e di una teglia di pizza fatti in casa proprio con le sue preziose manine.

Quando mangio fuori casa sento di più il bisogno di mangiare bene e così mi sembra tutto più leggero. Perché io accuso: accuso il pendolarismo come ogni essere senziente ma anche lo stare in ufficio, come molti ma non tutti.

E così sulla strada del ritorno ho bisogno di piccole ricompense: quella della settimana appena trascorsa è stata il pesce del Mercato di Mezzo, 15 € spesi benissimo per una porzione di insalata di polipo e una di seppioline con i carciofi, entrambi molto buoni ed entrambi assai abbondanti, così il giorno dopo ho fatto il bis!

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Ora sono in arrivo novità, forse un 2015 di maggior pendolarismo e, si spera, di altrettanta vita. E di ricompense, e di riposo anche.

Siamo alle solite, casco sempre nei buoni propositi per il nuovo anno.. Eh vabé, allora buoni propositi a pioggia per tutti e che almeno qualcuno vada a buon fine!

Il significato di un weekend fuori, magari nelle Langhe. Ma anche no, anche a casa.

Perché si decide di passare un weekend fuori casa, magari nelle Langhe? Mettiamo un attimo da parte panorami mozzafiato, piatti mozzafiato e vini… eh.

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Si decide di andare a trascorrere un fine settimana fuori casa perché si ha voglia di vedere luoghi sconosciuti, rilassarsi prendendo le distanze dalle vecchie abitudini per 48 ore e magari avvicinarsi alle persone con le quali si è andati via.

Ma per citare un Morgan ormai d’antan, sarà stato X-Factor 1: “Perché dovremmo andare in vacanza? Uno va in vacanza se si trova male dove vive.” Effettivamente, spiace ammetterlo, c’è del vero in questo commento radical.

Sono partita con l’obiettivo di ritrovare in me un sopito desiderio di fuga, sono tornata con la convinzione di essere riuscita nel tempo a sviluppare naturalmente una sensazione di benessere anche se me ne sto a casa mia, circondata da quello che la vita ha da offrire (ultimamente una bella dose di tramvate). Specifico “naturalmente” cioè senza additivi, perché sì, i vini piemontesi sono eccezionali, ma non si pensi che io sia ancora alticcia.

E’ l’ispirazione data da passeggiate pre-colazione così:
wpid-img_20141011_100152.jpgwpid-img_20141020_180849.jpgC’avete solo la nebbia? A parte che non è vero, non è bellissima la nebbia?

La solitudine dei luoghi, la camera singola, mi hanno fatto riflettere davvero, sull’incapacità di staccare da certe questioni, che sono solo il sintomo dell’incapacità di staccare da sé stessi. E sulla conseguente capacità straordinaria di farsi un po’ male, un po’ alla volta, e di rinunciare ad un pezzo di salute.

Ognuno può trovare il proprio interruttore accendi-spegni tensione. Per trovarlo, “spararsi dei weekend” non serve proprio a un bel niente, anzi se quotidianamente siamo il tipo di persona che fatica ad avere solo un po’ di pace fittizia, un weekend pieno di delizie può solo peggiorare la situazione secondo me, facendo sentire il ritorno alla normalità troppo vicino e troppo doloroso.

[La finiamo con queste metafore? Quando si mangia?]

Ancora un attimo: un sintomo del fatto che si sta bene, che non si sta fuggendo? Avere voglia di tornare a casa e di andare all’IKEA… no, solo il primo!

Ecco qui una parzialissima carrelata di cibi, luoghi e bevande deliziosi che sicuramente hanno favorito queste riflessioni:

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Battuta al coltello con Parmigiano Reggiano

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Barbera e Armonico dell’Eno Agriturismo Gallina Giacinto, fermatevi qui e non fermatevi solo al vino

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Gnocchi di patate con crema di Raschera e tartufo nero dell’Osteria Boccondivino di Bra

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Scelte azzeccate: l’Enoteca Provinciale del Barbaresco si trova in una chiesa

Un caro saluto dal meditativo fantasma delle Langhewpid-img_20141012_165353.jpg

La scala Bottura – Pane e latte

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Guardare un telefilm su La5 mangiando il riso e latte – Punto 8 della scala con aggravante

Ieri sera, a casa da sola, ho capito che non sono più capace di stare da sola: la prolungata vita di coppia cambia anche la più consumata delle figlie uniche. Giravo per casa senza uno scopo, con in testa l’idea di combinare qualcosa, sì ma cosa? Ho dato una pulitina di convenienza qui, piegato due panni là, poi sono arrivata in cucina e, pur temporeggiando alcuni minuti, si è fatto strada l’appetito.

Cosa preparare? La voglia di cucinare scarseggiava e ho passato in rassegna varie opzioni, poi ho estratto dal cilindro un piatto che ha sorpreso me, il mio cactus e altri elementi più stagionati della cucina, quali salame e fontina d’alpeggio: il riso e latte! È una cosa buona, confortante, che richiede qualche minuto in più della telefonata per ordinare la pizza e qualche minuto in meno di fare la pizza. Avevo bisogno di un qualcosa di caldino, morbidino, perché ero anche di cattivo umore, pergiunta. Invece il riso e latte è un bel ricordo che non so da dove sia uscito ma mi ha fatto proprio bene.

L’ho preparato con un ottimo riso biologico donato dalla suocera e, quando siamo stati faccia a faccia, ho iniziato a pensare dove poteva collocarsi il riso e latte su una scala delle cene dove per me è fin troppo facile fissare una vetta assoluta: beh è lui, Massimo Bottura. La solitudine porta a fare ragionamenti di questo tipo.

Ecco dunque la “scala Bottura – Pane e latte“, la definitiva e scientifica scala in 15 punti delle varie forme che una cena può prendere, dal suo Massimo al minimo umanamente concepibile. Si parte…

  1.  Bottura – Basta il cognome, ad alcuni gourmet bastano le iniziali: la cena dei sogni, che forse capita una volta o poco più nella vita, quella a cui ti prepari con religioso rispetto e infantile emozione. Sei preso per mano, la cena ti porta in viaggio tra i suoi ricordi, ma anche i tuoi, per me non è stata solo una grande cena ma un’esperienza a tutto tondo, più simile alla sensazione che ti lascia la visione di un film capolavoro. Fuor di metafora, puoi assaggiare le cose più buone che hai mai mangiato e il ricordo resterà con te per sempre.
  2. Cena precisina fuori città – Una cena organizzata con un po’ di preavviso, in quel posto che volevi provare da un po’, del quale hai letto recensioni varie ed è presente sulla tua guida del cuore. Un vestito speciale e si prende la macchina per andare fuori città, è un piccolo evento piacevole e un premio per periodi faticosi, quasi una piccola vacanza.
  3. Cena precisina in città – Come la cena del punto 2 ma con meno preparazione dietro, la cena in città in un ristorante di buon livello dal quale si esce alticci, tanto si va a casa a piedi.
  4. Osteria (Non la Francescana) – La cena da venerdì sera, quando si finisce di lavorare tardi e si ha voglia di qualcosa di spiccio ma saporito, con il quale auto infliggersi il colpo finale.
  5. Cena a casa con alcune portate e il dolce – Una cena preparata a casa che ha visto l’impegno di una spesa dedicata, per selezionare i prodotti. In genere il menu viene scritto per fare una lista della spesa completa, la soddisfazione è tanta ma bisogna spadellare almeno un pomeriggio intero.
  6. Cena monoportata a casa – Il tipo di cena magari improvvisata ma nella quale le energie vengono convogliate positivamente su una portata sola, un compromesso soddisfacente se il frigorifero consente preparazioni complesse.
  7. Cena a casa di altri – Si piazza in posizione 7 perché a casa propria si mangia sempre meglio. A meno che “altri” siano i miei suoceri, allora ci consideriamo al punto 2 sulla scala Bottura – Pane e latte, a un passo dall’empireo.
  8. Riso e latte – Il piatto semplice del ricordo, consolatorio, magari non un’esplosione di gusto ma confortevole, a volte ci vuole proprio. Visto da fuori, francamente un po’ triste.
  9. Pizza andata a prendere – Andare a prendere di persona la pizza da asporto implica una certa dinamicità, perciò questa cena si piazza solo al 9° posto nella scala “Bottura – Pane e latte”. Senza senso di colpa, sarà quindi possibile piazzarsi davanti alla tv e gustare la pizza direttamente dal cartone, con buonapace delle sensazioni organolettiche.
  10. Aperitivo lungo – Qualitativamente inferiore alla pizza e per questo collocato alla posizione successiva, è quella cosa che pur mangiando davvero pochissimo ti fa incamerare le calorie di un’abbondante pranzo delle feste dalla nonna. Sconsigliatissimo in associazione al punto 9, la pizza presa tornando a casa perché all’aperitivo si è mangiato poco.
  11. Pizza consegnata a casa – Nella top 5 delle cene discutibili per modalità e qualità si colloca la pizza consegnata a casa, quando il livello di prostrazione e pigrizia è tale da non consentire nemmeno di girare l’angolo per andare a ritirare la pizza da soli. Aggravante del punto 11 c’è senza dubbio l’assenza dell’ascensore, che costringe il ragazzo delle consegne a scalare 3 rampe di scale e soprattutto a non replicare con improperi al vostro “Mi dispiace, hai dovuto fare le scale…”.
  12. Cibo cinese da asporto (perché la sera prima ti sei fatto portare a casa la pizza) – Se la sera prima hai ordinato la pizza o sei andato a prenderla da solo, non potrai gestire l’onta di tornare in pizzeria per la cena successiva. Ecco dunque che occorre trovare un ripiego, ma che non ti faccia spendere molto più di una pizza. E’ il turno del cibo cinese da asporto, e siamo quasi top 3.
  13. Due verdure saltate senza voglia e poi biscotti – Pessima scelta quando non si ha voglia di cucinare. Si saltano in padella due pallide verdure, perché l’assenza di voglia di cucinare viene interpretata erroneamente come poco appetito e dopo mezz’ora, alla prima pubblicità del programma che state guardando in tv, si inizia a cercare in dispensa e si ripiega sui biscotti, proprio loro, quelli con l’olio di palma.
  14. Niente – Quando si ha ancora un briciolo di amor proprio, prima di sprofondare al punto 15, si può scegliere di non mangiare niente. Siamo adulti, avremo una ricca colazione domani, questa scelta può fare bene ogni tanto, sicuramente è più salutare di molti altri punti dai quali siamo passati. Ma occhio ai biscotti, sono in agguato…
  15. Pane e latte – “Stasera mangio il latte”, la dichiarazione più deprimente delle sere solitarie. Ma c’è di più, puoi decidere di pucciare il pane nel latte, come facevano i nostri avi. Ed è qui che cominci a riflettere su cosa può esserci di peggio, non lo trovi, così pensi alla posizione 1 e ti deprimi ulteriormente.

Gastroperversioni di una formidabile golosa

Una meritatissima torta di mele

Una meritatissima torta di mele

Oggi, una giornata piacevolmente lavorativa, ho deciso di elencare le mie passioni gastronomiche, ciò a cui proprio non riesco a resistere. Non so perché lo faccio, forse per capire fin dove arriva la mia golosità… credo molto lontano, visto che rileggendo la lista ho iniziato a salivare.

Ecco la lista mai definitiva delle cose alle quali non potrò mai rinunciare:

  • carciofi grigliati sott’olio con qualche erbetta aromatica;
  • i crackers Doriano, quando accompagnano i suddetti carciofini;
  • il caffé Hue Hue supremo, macchiato caldo;
  • QUALSIASI dolce da forno (diciamo pure qualsiasi prodotto da forno);
  • la pizza VERA e la pizza fatta in casa, ma solo nella MIA casa;

(inizio a usare il caps lock, fondamentalista me)

  • i broccoli, i cavoli e le cime di rapa;
  • le orecchiette con cime di rapa;
  • la zuppa di ceci;
  • l’hamburger fatto in casa, con la rosetta, l’insalata, la cipolla e una fetta di mozzarella;
  • la mortadella e il prosciutto crudo San Daniele;
  • [combo] la rosetta con mortadella e squacquerone, scaldata o meno non importa;
  • il parmigiano reggiano a pezzetti, giusto per perdere il conto di quanto ne ho mangiato;
  • le torte di mele, irresistibili in qualsiasi versione e forma.

Per farmi passare la fame che mi è venuta stilando la lista, elenco anche le cose commestibili che invece non sopporto. Sono una formidabile golosa, si capisce dalla brevità della lista numero 2:

  • tutto ciò che sa di anice, ovvero l’anice, i finocchi cotti, il pane con i semi di finocchio o la finocchiella, la liquirizia forte;
  • le cose colorate: ho usato anch’io un colore alimentare una volta, ho scelto il giallo che mi sembrava più naturale (genio.) ma ne sono pentita e comunque faccio una certa fatica ad assaggiare cose con colori non naturali, anche se sono molto belle. Inoltre sono convinta di sentire il sapore dei colori alimentari (povera me) perciò sostengo che le cose colorate artificialmente non mi piacciano, sanno anche un po’ di anice…vabè, avete capito.
  • basta.

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