Seupa a la Valpellinentze, per me zuppa di Vetan

Qualche giorno fa abbiamo tenta di riprodurre a casa la zuppa assaggiata in Val d’Aosta quest’estate, la seupa a la valpellinentze che per me resterà nella storia come la zuppa di Vetan.

Il risultato è stato molto soddisfacente, mi ha ricordato QUELLA santa zuppa. Poi ho guardato fuori dalla finestra e il panorama qui è un po’ diverso, ma ci stiamo lavorando.

La zuppa non è brodosa, è uno “sformato” al forno.

Ingredienti per 6 persone (o per due, a più riprese…visto che riscaldata è una delizia) per la mia personalissima variante:

1 piccola verza
mezza forma di pane di segale
2 l di brodo di carne
3 hg di fontina poco stagionata
50 gr lardo d’Arnad
burro
noce moscata

cannella

Prima di tutto bisogna fare il brodo e avere quindi un po’ di pazienza, ma è il suo bello. Cannella e noce moscata servono ad aromatizzare il brodo. Poi la magia si svolge velocemente.

Bisogna lavare la verza e tagliarla a listarelle medie, farla appassire in un tegame col lardo d’Arnad tritato finemente, magari con l’aiuto di un mixer, e un mestolo di brodo.

Nel frattempo si può affettare il pane, disporne un primo strato in una teglia piuttosto alta e ben imburrata e bagnare il tutto con altro brodo. Subito dopo, si deve mettere nella teglia metà della verza cotta, disporre metà della fontina e ripetere l’operazione pane + brodo + verza + fontina. Al termine dell’operazione lo strato superficiale dovrà appena affiorare dal brodo.

A questo punto la seupa è da infornare a 180° fino a quando il brodo non sia quasi completamente evaporato. Per evitare che lo strato superficiale si secchi troppo o bruci potete aggiungere qualche fiocco di burro e, eventualmente, coprire la teglia con carta stagnola, praticandovi qualche piccolo taglio per far fuoriuscire il vapore.

Elevazione suprema della verza

Ristorante Vetan, una nuvola, la zuppa

Meravigliati da ciò che ci circonda, in macchina arriviamo sulla cima di una montagna, fino a Vetan, frazione di Saint Pierre (AO) e sospesa su di essa. L’atmosfera è surreale: non nebbia, ma una nuvola. Siamo dentro ad una nuvola, sulla cima di una non piccola montagna.

Entriamo nell’accogliente Ristorante Vetan, scovato grazie all’insostituibile Mangiarozzo 2009. Maledetti noi, non abbiamo prenotato: la bella signora del ristorante ci rimprovera, ma alla fine ci accoglie preparandoci un tavolo nella prima stanza, il bar diciamo.

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