Domenica VIP

Domenica, ah che bellezza! Ci si sveglia tardi, ma non troppo, e dopo la colazione si sente di avere davanti a sè tutta la giornata da riempire di cose che ci piacciono.

La mia domenica scorsa in tre punti:

  • Il Parco: la passeggiata come scusa per passare a prendere i pasticcini

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Pasta e fagioli alla veneta

Ieri il freddo era davvero intenso e, per combatterlo, una buona zuppa è un’ottima soluzione. Così ci siamo buttati nella preparazione di una splendida pasta e fagioli in stile veneto, attingendo dai ricordi di famiglia. La sua particolarità è l’aggiunta del radicchio tardivo trevigiano a crudo, che meraviglia!

Ci vuole un po’ di tempo per prepararla, almeno tre ore, anche se non ci si deve ammazzare di lavoro: una volta messa su, si può fare dell’altro e tornare a mescolarla ogni tanto. Insomma, è una pasta e fagioli un po’ pigra, come alcune giornate d’inverno.

Ingredienti per 4 persone:

250 g di fagioli borlotti secchi
2 patate medie
2 carote
1 cipolla dorata
1 costa di sedano
prezzemolo
4 costine di maiale
250 g di linguine
250 g di radicchio tardivo di Treviso
olio extravergine di oliva
sale & pepe

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Seupa a la Valpellinentze, per me zuppa di Vetan

Qualche giorno fa abbiamo tenta di riprodurre a casa la zuppa assaggiata in Val d’Aosta quest’estate, la seupa a la valpellinentze che per me resterà nella storia come la zuppa di Vetan.

Il risultato è stato molto soddisfacente, mi ha ricordato QUELLA santa zuppa. Poi ho guardato fuori dalla finestra e il panorama qui è un po’ diverso, ma ci stiamo lavorando.

La zuppa non è brodosa, è uno “sformato” al forno.

Ingredienti per 6 persone (o per due, a più riprese…visto che riscaldata è una delizia) per la mia personalissima variante:

1 piccola verza
mezza forma di pane di segale
2 l di brodo di carne
3 hg di fontina poco stagionata
50 gr lardo d’Arnad
burro
noce moscata

cannella

Prima di tutto bisogna fare il brodo e avere quindi un po’ di pazienza, ma è il suo bello. Cannella e noce moscata servono ad aromatizzare il brodo. Poi la magia si svolge velocemente.

Bisogna lavare la verza e tagliarla a listarelle medie, farla appassire in un tegame col lardo d’Arnad tritato finemente, magari con l’aiuto di un mixer, e un mestolo di brodo.

Nel frattempo si può affettare il pane, disporne un primo strato in una teglia piuttosto alta e ben imburrata e bagnare il tutto con altro brodo. Subito dopo, si deve mettere nella teglia metà della verza cotta, disporre metà della fontina e ripetere l’operazione pane + brodo + verza + fontina. Al termine dell’operazione lo strato superficiale dovrà appena affiorare dal brodo.

A questo punto la seupa è da infornare a 180° fino a quando il brodo non sia quasi completamente evaporato. Per evitare che lo strato superficiale si secchi troppo o bruci potete aggiungere qualche fiocco di burro e, eventualmente, coprire la teglia con carta stagnola, praticandovi qualche piccolo taglio per far fuoriuscire il vapore.

Elevazione suprema della verza

Queoaka a Bologna, pausa pranzo fashion

L’altro giorno mi sono concessa una pausa pranzo un po’ design, un po’ radical chic: mi sono fermata nel nuovo punto vendita di queoaka (imparerò mai a scriverlo senza sbirciare sul sito?) in via S. Felice a Bologna perché avevo voglia di mangiare qualcosa di caldo e sano.

Sono entrata, temendo che questo food pret a porter fosse fashion anche nel prezzo, ma sentivo “la chiamata” e non ho saputo resistere. Mi sono messa a passare in rassegna i deliziosi pacchetti con il cibo da asporto. La gentile ragazza del negozio mi ha aiutata a scegliere e ho preso una zuppa fresca Cecilia, crema di ceci con pesto leggero e pomodorini canditi.

Passando in rassegna i prezzi, mi sono tirata indietro sull’acquisto di un panino – tramezzino di accompagnamento, a malincuore. Per la zuppa ho speso 4.80 € e ho molto apprezzato che il cucchiaio di plastica fosse a pagamento (+o.20 €), usa-e-getta addio!

Ma girato l’angolo, mi sono fermata in un baretto e ho preso anche un tramezzino… sono stata infedele!

Arrivata in ufficio ho scaldato la mia zuppa e devo dire che era gustosa e soddisfacente: non sono neanche riuscita a finire il tramezzino!

Ora ho visitato il sito di questa piccola catena e l’ho trovato carino e sincero: l’immagine scelta per i punti vendita e la grafica del sito sono delicati e restano assolutamente in mente, perché sanno distinguersi da tutti gli altri in circolazione. I prezzi sono bene in evidenza: non sono popolari, ma ogni tanto si può fare…soprattutto se in gioco c’è una buona zuppa che può scaldare una giornata fredda: non la trovi ovunque.

Zimin, i ceci in zuppa (di nuovo)

Il weekend in Liguria di un paio di settimane fa sembra già lontanissimo e, con un po’ di nostalgia nel cuor, ho voluto rifare un piatto assaggiato là, dalle parti di Finale Ligure, che sa più di terra che di mare.

E’ lo Zimin, per dirla sinteticamente una zuppa di ceci ligure, un piatto semplice e che può essere realizzato in più o meno un’oretta (più il tempo di ammollo dei ceci).

Per sei persone le dosi della mia versione dello Zimin sono più o meno queste:

500 g di ceci secchi
200 g di spinaci freschi
3 carote
1 cipolla piccola
due cucchiai di rosmarino
6 pomodori tondi, pelati e puliti
1 spicchio d’aglio
2 dadi da brodo
olio d’oliva
peperoncino (opzionale)
6 fette di pane casereccio

Ho lasciato ammollare i ceci almeno una notte, poi li ho scolati e li ho cotti in una pentola a pressione per 12 minuti. A questo punto non buttate via l’acqua!

Ho tritato con il tritatutto le carote e la cipolla; nel tritatutto poco prima avevamo frullato del lardo di Arnad e ne ho volutamente lasciato un cucchiaino sul fondo (no, non per pigrizia! Comunque lo Zimin è buono anche completamente vegetariano). Ho soffritto questo battuto in una padella con due cucchiai di olio d’oliva extravergine e uno spicchio d’aglio, aggiungendo il rosmarino poco dopo.

Dopo 5 minuti ho aggiunto i pomodori, ai quali avevo tolto la pelle buttandoli in acqua bollente e che avevo tagliato a pezzettoni eliminando l’interno e l’acqua in eccesso e ho continuato a cuocere per altri 7-8 minuti. Poi ho aggiunto anche gli spinaci, ho coperto la padella e ho cotto il tutto per altri 10 minuti, mescolando ogni tanto.

A questo punto ho ri-acceso il fuoco sotto la pentola con la quale avevo lessato i ceci e ci ho buttato dentro un dado. L’altro dado è finito nella padella con le verdure. Dopo un paio di minuti ho versato il soffritto con le verdure nella pentola con i ceci. E’ in questo momento che, chi vuole, può aggiungere un peperoncino secco.

Ho messo le fette di pane nel forno, sotto il grill, mentre la zuppa cominciava a sobbollire. In tutto l’ho lasciata sul fuoco per altri 15 minuti circa e poi l’ho servita mettendo sul fondo del piatto una fetta di pane.

Con un bicchiere di buon vino rosso, questo Zimin è qualcosa di davvero soddisfacente. E, confermando un mio credo profondo, riscaldato il giorno dopo è anche meglio!

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